Nel silenzio dei bambini

October 13, 2017

 

Victoria Prooday, è una psicoterapeuta canadese che lavora molto con bambini, genitori e insegnanti ed è specializzata sull'impatto della genitorialità moderna e dell'alta tecnologia nello stile di vita del bambino. 
Qualche tempo fa sono incappato in un suo articolo nel quale ci riferisce di un fatto a me già noto ma che con i dati da lei riportati, mi ha veramente scioccato. 

Victoria ha analizzato le pubblicazioni degli ultimi 15 anni circa l'aumento dei disturbi psicologici nei bambini e osservando questi dati si evince che tali disturbi stanno raggiungendo livelli impressionanti ed estremamente preoccupanti e quasi prossimi a quelli di una vera e propria epidemia. 

Ecco i risultati di questa ricerca: 

  • ogni 5 bambini, 1 ha problemi di salute mentale 

  • +43% dei disturbi dello spettro ADHD (deficit di attenzione/iperattività) 

  • +37% di casi di depressione fra gli adolescenti. 

  • +200% di casi di suicidio in ragazzi tra i 10 e i 14 anni.  

"C'è una tragedia silenziosa che si sta sviluppando proprio nelle nostre case e riguarda i nostri gioielli più preziosi" dice Victoria. 
"È scientificamente provato che il cervello ha la capacità di ricondizionarsi attraverso l'ambiente. Purtroppo, con l'ambiente e gli stili genitoriali che offriamo ai nostri figli, stiamo ricondizionando il loro cervello in una direzione sbagliata".

Non ci si riferisce a bambini con disabilità dalla nascita ma a tutti quelli che sono vittime del condizionamento ambientale e dal comportamento degli adulti con cui vivono o che frequentano maggiormente.

Bambini che vengono privati degli elementi basilari per un’infanzia sana,

cresciuti da genitori “digitalmente distratti”, oppure troppo indulgenti che si lasciano "comandare" dai propri figli. Figli che a loro volta, si convincono che tutto gli è dovuto.

Una vita caratterizzata da cattive abitudini anche alimentari nella quale, le ore di sonno necessarie ad un giovane individuo vengono sostituite da stimolazioni spesso nocive e per nulla costruttive come video giochi o programmi televisivi incontrollati dagli adulti. 

Victoria nel suo articolo ci da anche utili consigli su come dovremmo correggere eventuali nostre mancanze e ti invito ad andare a leggere quanto lei sostiene. 

Tra i tanti consigli, mi permetto di aggiungerne uno io e riguarda il "parlare di più".
Parlare ai nostri bambini e ragazzi, è essenziale per il loro sviluppo ma spesso non è facile mantenere con loro, soprattutto nella fase adolescenziale, una relazione utile al dialogo.

La voce con la quale veicoliamo le parole, è indubbiamente uno strumento molto importante. Dovremmo imparare ad usare una voce che unita alle parole giuste, sappia esprimere autorevolezza quando serve e non rabbia. Amore sempre e non apatia e indifferenza.

Il suono della nostra voce è uno strumento potentissimo nelle relazioni e qual è la relazione più importante se non quella con i nostri figli.

Il suono agisce su di noi e in chi ci ascolta in modo potente modificando il nostro stato biochimico e neurologico. 

Nella mia professione di trainer mi è anche capitato di avere aule di ragazzi in età pre adolescenziale. Ho lavorato con loro su temi diversi ma sempre comunque legati alle relazioni con i coetanei e gli adulti e, pur non potendo minimamente considerare quelle attività come studio sociale, ho avuto la netta sensazione che l'argomento "comunicare agli altri", in generale fosse un problema per loro molto grave.
Pur essendo io un grande sostenitore del progresso tecnologico, penso anche che dobbiamo saperlo governare, soprattutto quando in ballo ci sono le nostre relazioni. Grazie all'avvento di telefoni sempre più performanti e piattaforme web straordinarie, abbiamo insegnato ai nostri figli che è "più comodo" comunicare attraverso una chat anziché attraverso l'uso della propria voce. Abbiamo insegnato loro che gli auguri si fanno con uno smartphone. Abbiamo insegnato loro ad affidare alla tecnologia frasi come un "ti voglio bene" un "sei importante per me" un "sei speciale". Abbiamo fatto scoprire loro che possiamo nascondere la nostra timidezza affidando un "ti amo" ad un sistema di messaggistica. Molto meno imbarazzante e impegnativo che farlo vis à vis, guardando negli occhi la persona che si ha di fronte, magari lasciandoci sfuggire un sorriso al quale non siamo più abituati.  

E così abbiamo aiutato generazioni di persone a chiudersi in se stesse con il loro ultimo smartphone e mettendole nelle condizioni di perdere sempre di più ogni giorno che passa, la capacita di fare una tra le cose più belle che un essere umano possa concedersi: il dialogare con gli altri.

Ciò che però mi consola, è aver notato che è stato relativamente facile sbloccare quelle giovani donne e quei giovani uomini che sono capitati nelle mie aule. In poco tempo è stato molto più semplice risvegliare in loro la spontaneità, la naturalezza e quindi il piacere di riappropriarsi del dono di aver buone relazioni con il prossimo. Molto più facile di quanto mi capita con gli adulti.

Per questo non dobbiamo mai perdere l'attenzione su questo argomento estremamente importante. Non dobbiamo mai perdere la speranza e impegnarci prima di tutto noi adulti, responsabili del futuro non solo dei nostri figli.

 

L'articolo originale di Victoria Prooday

 

 

 

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